“Ma questo è un quadro?”, “Questa è arte?”. Entrando in un museo di arte contemporanea capita spesso di pensare, dire o sentire domande di questo genere. Anche per gli addetti ai lavoro (critici, galleristi, curatori) è sempre più difficile riconoscere cosa sia arte e cosa non lo sia: il confine tra le due non è chiaro e distinto. Non tutto deve apparire chiaro, ma alcune regole devono per forza esserlo anche per l’osservatore altrimenti l’opera d’arte rimarrà per lui solamente una cosa astratta.

Una delle caratteristiche proprie dell’arte contemporanea è di instaurare una relazione con l’osservatore tanto importante da richiedere il suo intervento in quanto necessario alla riuscita dell’opera stessa, ma spesso l’artista se ne dimentica e realizza opere difficilmente comprensibili. Si è soliti porre l’inizio dell’arte contemporanea dopo la fine della seconda Guerra Mondiale, ma le trasformazioni e rivoluzioni del linguaggio dell’opera d’arte sono da ricercare nelle rivoluzioni attuate nel corso del ‘900, a partire dalle prime avanguardie storiche.

L’opera d’arte non va più solo guardata, ma comincia a venir letta, come un testo; gli artisti contemporanei oggi hanno a che fare col limite e spesso tendono a sfidarlo sempre più. Per questo motivo l’arte di oggi è difficile da comprendere, perché non la si capisce al primo impatto.

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